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Vieste la bella, la più amata, si protende su un’ardita penisola dominata dal castello per dar vita a due spiagge frequentatissime. La nuova città sorge invece su un’altra penisola che insieme alla prima forma una specie di insenatura tra i profumi di mare e giochi di luce e di colori che evocano i luoghi dell’antica Ellade. Tra le più antiche della daunia, ebbe grande splendore fra il X e il VI secolo a.C. Fu colonia greca e in seguito municipio romano con la lex Iulia. Con Diocleziano la città ebbe il suo defensor civitatis (poche colonie della Puglia potevano vantare tale privilegio). Il toponimo si presta a parecchie letture e tutte comunque derivanti dalla voce "fuoco". L’etimo etrusco "Apheneste", il latino "Ustum", l’eugubino "Apeeste", il caldaico "Esta", il preindoeuropeo "Vibeste": tutti termini ricollegabili al culto del fuoco e della dea del focolare Vesta, da cui discende Vieste. Vieste sarebbe collegata altresì alla leggendaria Uria e alla città di Merino, distrutta nel 914 d.C. Nella città di Merino, secondo la tradizione, sarebbe approdato papa Celestino V, fuggiasco, e che qui sarebbe stato imprigionato per ordine di Bonifacio VIII. Vieste conobbe le dominazioni bizantine, longobarde e normanne. Nel 1176 papa Alessandro III da Vieste si imbarcava per incontrare Federico Barbarossa a Venezia. Nel 1239 la città subì un violento saccheggio da parte dei veneziani, i quali distrussero anche la cattedrale Nel 1240 Federico II dava luogo alla ricostruzione della città, cattedrale compresa, erigendovi anche il castello. Nel 1253 Corrado IV, figlio di Federico II, vi sbarcava per prendere possesso del suo regno. Nel 1442 vi soggiornava il re Alfonso d’Aragona per dirigere personalmente le operazioni di guerra contro le navi nemiche . Ma le distruzioni più rovinose e gli attentati più feroci, Vieste li subì dagli assedi dei pirati turchi, i quali vi giunsero con settanta gelee guidate dal terribile pirata Dragut Rais. Ben Cinquemila persone furono decapitate nei pressi della cattedrale su un masso chiamato "chianca", pietra del sangue e delle lacrime. Nel XVI sec. veniva riedificata e abbellita dal re di Spagna, ma altri saccheggi e violenze si consumarono nella città. La città fu sede vescovile dal 993 al 1817: si ricorda il vescovo Ugo Boncompagni, divenuto pontefice nel 1572 col nome di Gregorio XIII. L’industria turistica e alberghiera insieme alle attività marinare, artigianali e agricole è la struttura portante di tutta l’economia della città
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