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Abitate già in epoca antica (IV-III sec a.C.), le Isole Tremiti furono denominate "Insulae Diomedeae" dal leggendario eroe argivo Diomede che, reduce dalla guerra di Troia, avrebbe raggiunto l’arcipelago per trovarvi sepoltura, mentre i suoi compagni venivano mutati da Venere in Diomedee (uccelli marini della famiglia delle procellarie). Su queste isole l’imperatore Augusto vi relegò la nipote Giulia che vi soggiornò per vent’anni e ivi morì. Nel 780 Carlo Magno vi esiliava Paolo Diacono che, però riusciva a fuggire. Le vicende storiche, politiche ed economiche delle Tremiti sono collegate direttamente all’isola di San Nicola e alla sua celebre abbazia-fortezza benedettina, fondata nell’VIII secolo. Le prime notizie certe dell’abbazia di Santa Maria risalgono all’inizio dell’anno Mille. La chiesa veniva ricostruita dall’abate Alderico e consacrata nel 1045 dal vescovo di Dragonara. Per un secolo circa l’abbazia rimase in possesso dei benedettini di Montecassino, nonostante le proteste dei religiosi tremitesi. Nel XIII secolo estese i suoi possedimenti alla costa: dal Biferno fino alla città di Trani. In seguito l’abbazia, passata ai monaci cistercensi, venne fortificata da Carlo d’Angiò. Nel 1300 i pirati di Almissa, presso Spalato, penetrarono nell’isola con l’inganno, trucidarono i monaci e depredarono l’abbazia che rimase in seguito, per lungo tempo abbandonata. Restaurata, fu resa abitabile da papa Gregorio XII che la affidò alle cure dei canonici lateranensi di San Frediano di Lucca i quali, abbellirono la chiesa costruendo fra l’altro, numerose cisterne ancora funzionanti. L’abbazia estese ancora i suoi possedimenti sul Gargano, in terra di Bari, Molise, Abruzzo. Nel 1567 la fortezza di San Nicola resisteva agli attacchi dell’armata di Solimano il Magnifico. Nel 1783 re Ferdinando IV sopprimeva l’abbazia istituendovi una colonia penale. In seguito alle vicende napoleoniche, l’isola veniva occupata dai murattiani e resisteva validamente agli assalti di una flotta inglese. Nel 1843 re Ferdinando II vi deportava delinquenti comuni dei bassifondi napoletani con l’intento di popolare l’isola stessa. L’isola di San Nicola è la più interessante, costituisce il centro storico, amministrativo e religioso dell’arcipelago; l’etimo deriverebbe da San Nicola, patrono dei naviganti: L’isola di San Domino, la più occidentale è famosa per le sue grotte. Anticamente era chiamata "Trimerus" o "Tremetis": abitata da una colonia di croati già nel VI sec. d.C., successivamente mutò il nome in San Domino perché vi era un tempio dedicato al santo, vescovo e martire. L’isola di Caprara (o Capraia), una pietraia che si inonda di capperi e di lentisco in primavera, mantiene il fascino dei luoghi immutati della natura. Il Cretaccio, appena uno scoglio è perennemente tormentato dal vento e dal mare. Poco lontano affiorano prepotentemente dal mare uno scoglio chiamato La Vecchia e un arco roccioso, L’Architello. L’isolotto di Pianosa completa l’arcipelago delle Tremiti che vivono soprattutto di una economia turistica e balneare. |