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Raggruppato su di un’alta rupe, il borgo che è in una posizione incantevole, scende da un lato, quasi a strapiombo sul mare. Solide mura di protezione, bastioni e torri, hanno difeso per secoli questa città, marinara, contadina e turistica, fondata e popolata dagli Schiavoni del comandante Seuripolo nel 970. Subito dopo l’imperatore Ottone (912-973), divenuto re d’Italia, disponeva una catena difensiva allo scopo di arginare la penetrazione araba lungo le coste del Gargano e "de jure" vi trasferiva una colonia di dalmati. Lo stesso faceva Ottone II (955-983), anche se con minore fortuna, contro il dilagare dei Saraceni. In seguito i Dalmati e gli Schiavoni, si amalgamarono abbastanza bene, dando origine ad una comunità che seppe vivere dignitosamente in un luogo tagliato fuori dalle coordinate storiche geografiche della cosiddetta "economia curtense e medioevale". La città fu fortificata, data la sua posizione strategica e nel suo centro storico troneggia un castello medioevale ricostruito nel XVII secolo. Sfolgoranti di luci, luminose e solari sono le bianche case dell’abitato, addossate le une alle altre, con le grigie cupole dall’aspetto orientale e che danno alla città l’immagine di uno splendido fiore che spicca sulla roccia. E proprio dalla roccia deriva il toponimo stesso della città, poiché Pesco, significa, appunto, rupe a picco "a strapiombo". Nello scorrere del tempo Peschici, come tutti i paesi del Gargano, fu governata da signori e potestà. La sua economia trae alimento da parecchi settori: agricoltura, turismo, industria alberghiera e artigianato locale. |